L´IMMIGRAZIONE ITALIANA IN BRASILE

Immigrazione Italiana

Il Brasile si è fatto sempre conoscere come una nazione aperta ad accogliere tutti i popoli di altre nazioni e, nel corso della sua storia, milioni di persone sono arrivate nel paese per stabilirsi nel nuovo mondo ricco di enormi risorse naturali e opportunità.

La prima ondata ebbe inizio a fine 800, quando il Brasile imperiale, in conseguenza alla fine della schiavitù, incoraggiò l´entrata di Europei per sopperire alla crescente richiesta di manodopera nelle immense “Fazende” (proprietà rurali): il flusso migratorio toccò il suo apice durante periodo tra il 1880 e il 1920 quando,  per causa dei cambiamenti sociali dovuti al processo di industrializzazione che lasciava poche opportunità lavorative nelle proprie terre natali, entrarono nel paese oltre 4 milioni di italiani, principalmente Veneti e Lombardi, superando persino i provenienti dal Portogallo, scopritore e colonizzatore di questo esteso territorio sudamericano

La grande esperienza contadina e lo spirito imprenditoriale italiano, portarono anche all'introduzione di nuove tecniche agricole, principalmente nella divisione del latifondo in piccole proprietà e la creazione della policoltura: durante questa epoca ebbe un enorme sviluppo la  produzione e commercializzazione di caffè, fagioli e mais, ma soprattutto, l´inizio della coltivazione dell´uva, dando origine alle prime cantine vinicole nella regione collinare del Sud (chiamata ora “Vale dos Vinhedos”) dove tutt´oggi si concentra il 90% della produzione nazionale di vino e dove rimangono salde le vecchie tradizioni culinarie italiane

Vita dura e superazione

Non è stato facile, come ci si immaginava prima di imbarcarsi su navi super affollate e dopo un viaggio di 20/30 giorni, arrivare oltre oceano e sottoporsi ad un periodo di quarantena, prima di essere trasferiti nelle campagne: esposte a diverse malattie tropicali, le famiglie, la maggior parte molto numerose, venivano alloggiate separatamente in case di paglia e fango, con un piccolo cortile dove riuscivano a produrre il minimo per il proprio sostentamento.

Per l'immigrato italiano, in quanto bianco e cattolico, trattato diversamente dagli schiavi di colore e anche pagato con un minimo di salario mensile (furono i primi stipendi remunerati e regolati da contratti), le condizioni di lavoro e la qualità della vita effettiva erano veramente difficili, tanto da portare il governo italiano a proibire l'emigrazione in Brasile con il Decreto Prinetti del 1902.

A cavallo delle guerre mondiali e durante i successivi cambiamenti politici, iniziò la seconda ondata degli immigrati, la maggior parte provenienti dal Meridione d'Italia, che, con l'appoggio dei connazionali già presenti trasferitesi dalle campagne ai grandi centri abitati, si avventurarono nel settore dei servizi, commercio e industria, contribuendo notevolmente al rapido sviluppo delle nuove città brasiliane, come San Paolo: si distacca in particolar modo la famiglia Matarazzo che creò il maggior Gruppo Imprenditoriale dell´America Latina, inglobando circa 350 imprese con ramificazioni nel tessile, chimico, bancario, navale, alimentare, con  una forza lavoro di oltre 30.000 persone

Durante il primo periodo di flusso migratorio, quando in Italia si stava vivendo un processo di unificazione delle varie regioni e non tutti si sentivano appartenenti ad un´unica nazione, i differenti dialetti erano l´unico mezzo di comunicazione predominante:  fu solo durante questa successiva migrazione che la lingua italiana ufficiale si diffuse in tutto il territorio brasilano e questo, da una parte, per favorire le relazioni e i matrimoni tra italiani del Nord e italiani del Sud e, dall'altra, per chi sognava migliorare le proprie condizioni economiche e sociali, divenne doveroso abbandonare l'uso del “vecchio dialetto”, una caratteristica delle classi sociali inferiori e obbligatorio per potersi distinguere nei ceti più benestanti

Influenza della Cultura italiana

Secondo una stima, Il Brasile ha il maggior numero di discendenti italiani al mondo e circa 38 milioni di Oriundi vivono attualmente nel paese, concentrati principalmente negli stati della regione Sud e Sud-Est, dove tutt´oggi, vengono conservate la cultura e tradizioni delle terre di appartenenza: esistono ancora piccoli municipi dove vengono usati i dialetti d´origine, tra cui molto diffuso il veneto, tanto da dare forma al “Talian” una lingua mista col portoghese; nello stato di San Paolo, migliaia di Cognomi ne ricordano la provenienza italiana e il 21 febbraio, in tutta la nazione, viene commemorato il giorno dell´immigrante italiano

Si percepisce la grande influenza della nostra cultura e tradizioni nella vita quotidiana del popolo brasiliano, principalmente nella gastronomia: la “pasta” (3º produttore al mondo) e la “pizza” sono tra i piatti in assoluto più consumati, come pure polenta, salsicce, mortadelle e salami, fanno parte del Menù nazionale, mentre un “Felice Natale”, non può essere celebrato senza un saporito Panettone o Pandoro

Anche nell´architettura, sin dall´inizio del XVI secolo, lo stile “bel paese”, fu utilizzato nella costruzione delle prime chiese Gesuite e dei centri abitati, tra cui spicca l´attuale municipio di Antonio Prado, dichiarata patrimonio culturale nazionale e definita la “città più italiana del Brasile”: tutt´oggi, alcune delle maggiori capitali statali, sono state sviluppate seguendo gli antichi Piani Urbanistici redatti da tecnici italiani

Per ultimo, ma non meno importante visto il peso sociale che occupa nel paese, il Cattolicesimo, nonostante introdotto dai coloni Portoghesi, ha portato alla devozione di numerosi Santi e feste religiose propagate dagli immigranti italiani. La stessa Lingua Italiana ha lasciato le sue tracce, con l´aggiunta, nel corso degli anni, di numerose parole nel vocabolario Brasiliano corrente, tra cui “Tchau” (Ciao) usata, però, unicamente come saluto nel congedarsi

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